L’onestà senza talento di Max Pezzali (come Morandi ma senza far sesso)

di Luigi Pesce

L’esasperazione del giovanilismo del Pezzali, che sogna le strade sterminate dell’America a bordo della sua moto fallica gialla e nera, è la scopiazzatura del mito di Easy Rider senza averne la drammaticità esistenziale. E’ il calco di un mito inflaccidito che si rifugia in Autogrill (ben al riparo dalla strada) per ingozzarsi gaiamente con gli amici di birra e Camogli.

Il Pezzali ha una voce che sembra filtrata dal tubo di scappamento di una motoretta scalcagnata (anche se lui preferirebbe che fosse una ganzissima Harley Davidson). Possiede il discretissimo fascino di un ragazzo che ti porta le pizze a casa e lo stesso carisma di una mozzarella lasciata troppo a lungo fuori dal frigorifero: grassoccio, sembra che, da un momento all’altro, la sua fronte enorme possa trasudare latte. Scrive, con indefessa costanza, canzoncine ridicole da quasi vent’anni, si veste come fosse un personaggio di Beside School e – non si capisce come – non ha mai imparato a contare le sillabe per far stare una parola in una melodia. Leggi il resto di questo articolo »


Ci sono molti modi per dire: “sono gay”, ovvero Alessandro Cecchi Paone, l’Achille dell’Oltretevere

 

 

“Ho la sindrome di Alessandro Magno. Che era un uomo virile, un guerriero forte, che ha amato molte donne e ha avuto una grande passione per sua moglie Rossane. Però, in certi momenti, la guerra soprattutto, il viaggio, le grandi tenzoni, aveva bisogno di avere intorno a sè, più che Rossane, gli amici di infanzia, quelli che diventeranno i suoi generali. In particolare Efestione. Con loro viveva una dimensione affettiva tutta maschile. Io, che conosco l’omoafettività, in battaglia sento il bisogno di avere il mio compagno d’armi come Achille con Patroclo”.

 

Alessandro Cecchi Paone,

nel corso di un’intervista rilasciata al settimanale “Vanity Fair”


Masolino D’Amico: “Il film di Losey citato tra i più brutti di sempre, insieme a Zabriskie Point”


Abbiamo chiesto a Masolino D’Amico di raccontarci qualcosa in merito alla lavorazione del film “L’assassinio di Trotsky” di Joseph Losey, a cui partecipò per la produzione italiana. Gentilmente ha voluto inviarci questa buffa lettera.

Lapsus ha proiettato il film lo scorso 10 giugno presso il Cinema America di Genova, all’interno della rassegna “DESIRE – MAGICAL MISTERY MOVIE TOUR”.


Cari amici di Lapsus, mi piacerebbe chiacchierare dell’Assassinio di Trotzky e anche rivedere il film dopo tanti anni, ma mi è difficile venire a Genova in questi giorni. Inoltre non credo sinceramente di avere molto da raccontare. Il film ebbe una gestazione lunga e difficile, ma degli antefatti so ben poco. A me arrivò quando si trattò di combinare una coproduzione italiana. C’era un simpatico gentleman siciliano, il principe Tasca, il quale agiva per conto di un produttore di nazionalità incerta (Josef Shaftel ndr), che aveva poco denaro, e Trotzky faceva parte di un pacchetto di film solo pochi dei quali furono davvero realizzati, e quelli precariamente (ne ricordo uno su Mussolini, di cui tradussi la sceneggiatura). Io fui tirato dentro perché per avere la coproduzione occorrevano dei nomi italiani, anche come autori. Ma Losey aveva una sceneggiatura su cui aveva lavorato già parecchio e che non aveva intenzione di cambiarla minimamente. Lo incontrai poche volte, quando appunto tradussi il copione e Losey mi ordinò di rispettare la lettera il più possibile, come sospettando che avrei potuto infilarci di soppiatto chissà cosa. Mi spiegò che tutto quello che diceva Trotzky (non che parlasse molto – dettava, “spregevoli eunuchi…”) era “vero”, in quanto ricavato da documenti. Ho partecipato ad altre avventure cosmopolite del genere in quegli anni, di solito all’italiano si chiedeva si intervenire soprattutto sulla parte italiana del film, per renderla più credibile; ma in questo caso il film era tutto ambientato al Messico! Comunque dopo qualche seduta consegnai il lavoro e non se ne seppe più niente. Ma appresi in seguito che per le solite difficoltà finanziarie le riprese, che se non sbaglio avvenivano a Dinocittà, che allora si tentava di lanciare, erano state interrotte… Al Messico comunque ci andarono e qualcosa girarono lì. Poi tutto tacque forse per un anno, quando il produttore si rifece vivo, per darmi una parte di quello che mi doveva ma soprattutto per chiedermi di tradurre i dialoghi per l’adattamento. Ecco, quello lo feci davvero, e pertanto essendomi passato tutto il film alla moviola me lo ricordo abbastanza bene. La sceneggiatura era stata rispettata alla lettera, non notai quasi il minimo cambiamento – in questo Losey era certo diverso dai registi italiani, per i quali spesso il copione è solo un punto di partenza. Il doppiaggio lo dirigeva Maldesi, e non ci furono problemi particolari. Andai anche a vedere il film quando uscì, e il risultato non mi dispiacque – c’era una certa atmosfera, anche se Burton per quanto ben truccato era un po’ sopra le righe. Ma per la prima volta Delon mi colpì come attore, aveva una sua tormentata intensità. Comunque tirava un’aria di scioglimento generale, come dicevo l’avventura di quella produzione era agli sgoccioli. Il film ebbe pochissima risonanza, restò nelle sale (a Roma, ricordo, all’Ariston) solo qualche giorno e poi sparì. Anni dopo lo trovai citato in una pubblicazione americana che conservo a Castiglioncello, un libro illustrato, sui dieci peggiori film di tutti i tempi. Nella lista c’era anche Zabriskie Point, avevano messo Losey in buona compagnia.

Masolino d’Amico


Uccidete Ligabue prima che lui uccida Voi (apologia di reato)

 

di Luigi Pesce

Luciano Ligabue. Ecco un buon nome per cui valga la pena spendere due cattive parole. Non so cosa ne pensiate voi, ma a me ha sempre puzzato di morto l’ostentazione forzata della sua falsa incazzatura per le ingiustizie del mondo. Ora vi dirò subito quello che penso, senza troppi giri di parole: Ligabue è un vanesio furbacchione che spaccia per rock le sue melodie cantilenanti. Parliamoci chiaro: il suo machismo da balera e i suoi rantoli catarrali al microfono vorrebbero essere rock? Insomma si può essere in buona fede ed avere una visione così stereotipata del rock? Davvero basta mettersi addosso dei pantaloni di pelle nera, delle scarpe pitonate e fare un po’ di scoregge con la bocca per diventare come Jim Morrison? Io dico di no, lui dice di si. Vedete un po’ voi.

Ma c’è di più. Se da una parte Ligabue cerca di essere sempre on the road farcendo le sue canzoni di parolacce, di “odori del sesso” (che manco Tom Jones, vero pappone d’altri tempi), di fighettosi giovanilismi come happy hour, dall’altra ha la pretesa di parlare ai nostri cuori. E con un’ambizione davvero fastidiosa vuole parlarci sempre di temi profondi: la corruzione del mondo, le ingiustizie sociali, le discriminazioni razziali (e sai che novità da Woody Guthrie in avanti). Poco importa se lo fa con la superficialità di un temino da liceale, con la profondità artistica di una pozzanghera d’acqua sporca. E’ come se un pezzetto di Bono Vox e del suo detestabile impegno per le buone cause, fosse germogliato in Emilia e fosse diventato una pianta grassa che confeziona testi ad uso e consumo di una folla immensa di quindicenni deficienti.

E se ha successo, in questo Paese di ottenebrati, è perché l’Italia è ancora troppo affollata di infelici professoresse delle medie che hanno per American dream il pomiciare con un tipo come lui in una macchina parcheggiata in un Autogrill: lui sudato in jeans scuciti e loro aggrappate al rosario appeso allo specchietto retrovisore. Leggi il resto di questo articolo »


Cinedelirio & Brividi Cult

Una vera e propria maratona di pellicole deliranti e visionarie è il meritato capolinea della rassegna Desire Magical Mistery Movie Tour.

 

Lunedì 5 luglio dalle 16 in poi, al Cinema America di Genova.


locandina



Ore 16.00 - IL SANGUE DI DRACULA (di Michio Yamamoto, JAP 1971)

Per gli appassionati di trash movies, questo è un film da non perdere. Quando mai infatti capita di vedere un Conte Dracula privo di qualsiasi espressività e, soprattutto, giapponese? Da notare le acconciature finte occidentali e la recitazione stentata delle protagoniste, la faticosa ricerca del brivido con i peggiori effettacci grafici da serie televisiva, gli occhi iniettati di sangue del Conte vampiro. La trama non conta pressoché nulla ma l’epilogo sfiora il comico.


Ore 17:30 – IL TERRORE VIENE DALL’OLTRETOMBA (di Rafael Portillo, MEX 1958)

Quando la peggiore Sci-Fi incontrava l’horror di bassa lega nascevano perle di un cinema assurdo, squilibrato, razionalmente inspiegabile. Basti dire che il titolo originale del film è “La mummia azteca contro il robot”. Quando i protagonisti decidono di partire per la luna, a bordo di un razzo, ed entrano in contatto con gli abitanti lunari (vestiti con tutine, mantelline e barbe da talebani), possiamo dire di essere davanti ad un gran momento di cinema trash.


Ore 19.30 - IL DEMONE SOTTO LA PELLE (di David Cronenberg, CAN 1974)

Gli inquilini di un modernissimo complesso residenziale sono alle prese con dei minuscoli vermetti che s’introducono nei loro corpi scatenando aggressività e un’irrefrenabile libidine sessuale. E’ il primo lungometraggio di Cronenberg e già rivela le sue tematiche principali: la congiunzione sesso/cibo/morte, il contagio, le mutazioni del corpo, l’umorismo nero e il radicale pessimismo apocalittico. L’ironico, inquietante finale è molto eloquente. IMPERDIBILE.


Ore 21.30 – CHRISTINE LA MACCHINA INFERNALE (di John Carpenter, USA 1983)

Un 17enne s’innamora di una Plymouth Fury rossa del ‘58 ridotta a rottame, la compra per rimetterla a nuovo. Ma la macchina, che ha una misteriosa e diabolica anima, lo circonda di un amore possessivo, isolandolo completamente dal suo ambiente e uccidendo quanti si frappongono tra loro. Un classico del genere, fece scuola.


Ore 23.15 - FLESH FOR FRANKESTEIN (di Paul Morrissey, USA/ITA/FRA, 1973)

Tradotto in italiano con l’osceno titolo: “Il mostro è in tavola… Barone Frankestein”, è con l’altro stracult “Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete”, una parodia horror riadattata ai temi della liberazione sessuale.
Il prof. Frankestein ha costruito una donna con alcuni resti umani e si ripromette di generare con lo stesso metodo un uomo per dare inizio ad una nuova specie. L’esperimento riesce ma la testa del mostro appartiene ad un giovane fervente religioso privo di qualsiasi pulsione sessuale.
Ideata e sceneggiata dal genio di Andy Warhol, realizzata da Morrissey e Margheriti nell’estate del ‘73, con un Udo Kier da antologia e un Joe Dalessandro già assurto ad icona fisica della Factory. IMPERDIBILE.



A precedere ogni proiezione corti, cortissimi e finti trailers. Alle ore 21 verrà servito un buffet riservato ai soli spettatori.


Dancing with Clementina

 

di Lorenzo Tosa

nerocorvo

Il giorno in cui l’hanno arrestata, Julieta ha passato l’intera mattinata tentando di comunicare con il suo parrocchetto renitente. Due valigie colme di vestiti riposavano sulla soglia. Il commissario dai favoriti d’oro le ha fatto solo due domande: “mi fa un caffè?” / “è in partenza?”. Poi ha estratto una foto dalla tasca del suo duvet burocratico. “Abbiamo ragioni per credere che questa vespa le appartenga”. “Vado a Roma”. Il caffè è salito. Nerocorvo.

clementina

Julieta non ha avuto dubbi, mentre rovesciava due cucchiaini di zucchero di canna nella tazzina del commissario. “Ha dodici anni. Si chiama Clementina!”. Il parrocchetto è volato fuori dalla gabbia e non si è più visto. Il commissario non lo ha trovato un momento ragionevole per impietosirsi. “E’ accusata dell’omicidio del professor Dardanelli” ha detto, mentre leggeva il suo fondo di caffè. “E dell’occultamento del cadavere”. Julieta faceva la posta alla finestra, soffiando aria dentro un organetto smunto. “Non si preoccupi, commissario, lo fa spesso,” ha detto, “ma al suono dell’armonica torna sempre nella sua gabbietta”.

eteroconvinta

Un sole alto e freddo, con certi guizzi inattesi, ha accompagnato Gianna e Julieta in vespa per i vicoli del centro storico e le ha lasciate solo in cima a via Cairoli, quando sono entrate in rosticceria per comprare del pollo ruspante. Lei, trentenne lesbica, parzialmente naturista, gira la riviera con mercatini etnici sul retro di un Fiorino, futuro esemplare maschio di contrabbando, l’altra nata settimina al Gaslini da genitori esuberanti, in attesa di discutere la tesi sull’etica della contaminazione in Pasolini, è sempre stata eteroconvinta, ma tra i propositi degli ultimi sessantadue giorni c’è anche quello di ridiscutere il proprio orientamento in materia.

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Aspettando in Piazza Fontane Marose

di Luigi Pesce

Arrivo puntuale all’appuntamento in piazza Fontane Marose mentre il sole sta calando oltre la fragile diga dei palazzi dell’aristocrazia genovese.  “Mi creda, non reggeranno al nuovo anno”  sembra sospirare al mondo il beffardo venditore di ombrelli senegalese mentre illustra la robustezza dei suoi articoli ad una signora in permamente zafferano. Mi viene in mente Tommaso, sul suo grande terrazzo, che punta il cannocchiale di ottone sulla folla distante e tenta, con quello, di fucilare i suoi nemici. Stringe in mano la saccoccia in cuoio piena di polvere da sparo e cerca disperatamente il grilletto sul suo cannocchiale. Poi, con occhi bambini, corre nella sua cameretta (che già fu un porto, che già fu un bunker) e si consola annotando sulla sua lavagnetta napoleonica il conto dei prossimi caduti. Pensieri estivi… quando si pensa a Tommaso significa che è arrivata l’estate ed è tempo di scappare. Riprendo a fumare. Certo, se il professore fosse puntuale…  non penserei a Tommaso e ai suoi teoremi di sterminio di massa. Se il professore fosse puntuale, saremmo in due contro tutti. Leggi il resto di questo articolo »


Il lato oscuro di Dickens, fortunatissimo arrampicatore sociale.

di Luigi Pesce

Se si andasse un po’ più in profondità nei complessi intrecci tra narrativa, critica e pubblico, ci si accorgerebbe di come le idee dominanti siano spesso e volentieri mostruose deformazioni della realtà. E’ il caso di Oscar Wilde, il cui brillante umorismo (che tanto piace alle ragazzine semi-colte di oggi) e il suo teatrale processo per sodomia, sono stati fatti coincidere, dalla critica del ‘900, con la convinzione che le sue idee politiche fossero su posizioni docilmente socialiste, quando invece Wilde fu, a tutti gli effetti, uno tra gli scrittori più reazionari dell’Inghilterra vittoriana. E’ il caso dell’ingiusto ostracismo subito da Celine, autore tra i più dotati e visionari del secolo scorso, che pagò il prezzo del suo antisemitismo con la messa all’indice di tutti i suoi libri e con una damnatio memoriae che lo condusse ad una vita di stenti. E’ anche il caso, per tenerci sempre lontani dal contemporaneo, di Charles J. H. Dickens, riconosciuto all’unanimità come il più talentuoso narratore inglese degli ultimi due secoli e spacciato, in virtù di un esame superficiale della sua biografia, come strenuo difensore dei diritti dei minori e fremente sostenitore delle riforme sociali.

E’ certo vero che Charles Dickens, appena dodicenne, venne costretto dalle precarie condizioni economiche della famiglia a lavorare per dodici ore al giorno nell’industria di vernici di James Lamert, infaustamente situata al n°30 di Hungerford Stairs (“Scala della fame”). Ed è altrettanto vero che tratti di quell’esperienza infantile diedero completezza al David Copperfield, consegnando ai lettori un ritratto vivo e realista della vita dei bambini nell’industria inglese del 1800. Ma, se si scava un po’ nella biografia dell’autore, si scopre che il piccolo Dickens non fu affatto vittima del sadismo di quella società industriale. Leggi il resto di questo articolo »


Run Run Run, Desire.

locandina

All’interno della rassegna Desire, Lapsus ha proiettato due mitici cortometraggi del cinema francese: A propos de Nice di Jean Vigo e Entr’acte di René Claire. La qualità (assai modesta) delle pellicole in 16 mm recuperate e la disgraziata mancanza della musica di Erik Satie per il secondo corto, hanno portato i curatori ad un piccolo e azzardato  esperimento di commistione dei generi: accompagnare la pellicola con la musica dei Velvet Underground. Vedere accoppiate le immagini di ballerine scosciate per le strade di Nizza con Run Run Run, così come la processione funebre di Claire che saltella e corre sulle note di Heroine, deve avere fatto rizzare i peli sulle braccia dei più raffinati cinefili presenti in sala (ben pochi e alquanto senili, come potrete immaginare). Eppure se il cinema, come luogo fisico, vuole ancora essere vivo e frequentato deve permettersi di osare qualcosa per ricordare ai suoi spettatori che una rassegna cinematografica non è una raccolta museale, né necessariamente del materiale per la didattica riservato ai nostalgici, forforosi cinefili dal palato fine, ma che può essere anche espressione di vitalità. E’ come un piccolo ed educato sospiro che ricorda ai presenti in sala che si può essere ancora vivi, nonostante il velluto polveroso delle poltrone su cui siedono, e che si può ancora giocare e inventare qualcosa con delle pellicole che hanno compiuto gli ottant’anni di vita.

Questo accade a Genova, “tomba de’ vivi”, dove nulla succede e dove tutto appassisce.


Desire: Fermata n°3 – Jones, Losey, Allen

Desire - 10 Giugno

Giovedì 10 Giugno la rassegna cinematografica Desire (Magical Mistery Movie Tour) continua il suo percorso giungendo alla terza fermata. Continua il ciclo british touch con Personal Service, di Terry Jones, film ispirato a Cynthia Payne, ex-cameriera che gestisce un bordello londinese. Si continua con L’assassinio di Trotsky e si chiude, per la tematica New York, con la trascurata commedia in bianco e nero Celebrity di Woody Allen.

 

16:30 PERSONAL SERVICES – Terry Jones (GB 1987)
19:00 L’ASSASSINIO DI TROTSKY – Joseph Losey (FRA/ITA/GB 1972)
21:30 CELEBRITY – Woody Allen (USA 1998)

Di seguito le trame e i trailer

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