Archivi per la categoria ‘interviste’


Amélie Nothomb, deliziosa per i vermi

di Gianmaria Patrone

Amélie Nothomb è alta, pallida e vestita interamente di nero. La faccia e tutti i suoi dettagli – naso, occhi, bocca – sono accatastati alla rinfusa in fondo, mentre la parte superiore è occupata da una fronte spaziosa e un po’ più che leggermente convessa, impegnata nel tentativo eroico di mettere un freno a un cervello in continua espansione. Completamente struccata, fatta eccezione per il rossetto – la bocca resta l’unico punto esclamativo in un contesto piuttosto anonimo- i capelli lunghi e l’aria trasandata, Amélie Nothomb1 mi viene incontro in un pomeriggio settembrino, un pomeriggio ancora caldo in cui il vostro stava facendo una salutare passeggiata. Di umore eccellente e in perfetta salute, il vostro non si attendeva di imbattersi in tale fantomatica persona, e rimane così, in posizione di pensoso stallo, mentre la prolifica scrittrice fluttua verso l’entrata di un cinema. Un signore anziano ha intercettato la mia espressione e mi conferma che si tratta proprio della nippo-belga più famosa del mondo, benchè probabilmente l’unica persona che possa fregiarsi del titolo di nippo-belga. “Eh oui, c’est la Nothomb” mi dice l’anziano passante, e accompagna l’espressione con un’enigmatica circonflessione delle folte sopracciglia. Mentre rimango immobile a rimuginare sulle ragioni per le quali non riesco a essere totalmente indifferente all’incontro, la celebre e vagamente ectoplasmatica nippo-belga atterra presso l’entrata del cinema e comincia a discutere con una ragazza più giovane e apparentemente agitata (dalla mia postazione defilata sembra cerchi disperatamente di slogarsi una spalla grazie a una serie di movimenti innaturali di entrambe le braccia) che grida, tanto da essere perfettamente udibile dal sottoscritto, un’ espressione colloquiale francese traducibile, senza troppe ambasce, con un’altra espressione colloquiale italianissima. Amélie Nothomb non sembra reagire, si china impercettibilmente sull’esagitata, sovrastandola di una trentina di centimetri, per nulla scossa dalla raffica di enfatici “Je m’en fout! JE M’EN FOUT”, a lei indirizzata. Nella mia testa si svolge una sorta di presentazione power-point che mi spiega per punti le ragioni del mio stato di ansia: Leggi il resto di questo articolo »


Intervista ad Erri De Luca

Erri, ma che razza di nome è? A quanto sappiamo lei è l’unico sulla faccia della Terra a chiamarsi così.

Una mia nonna era americana, venne in Italia a inizio del ‘900 e sposò un napoletano.Chiamò i suoi figli Willy e Harry. Io porto il nome di Erri perché è una mia semplificazione di Harry. Ma ho conosciuto, in passato, un’altra persona che si chiama così.

Lei ha iniziato a scrivere all’età non proprio verdissima di quarant’anni. Qual è stata la molla che l’ha spinta a pubblicare il suo primo libro? C’è un episodio particolare, un aneddoto (noi amiamo gli aneddoti) che l’ha portata a dire “da grande voglio fare lo scrittore”?

Ho pubblicato la mia prima storia a 40 anni, senza troppa intenzione, successe per caso. Mentre invece scrivo dall’adolescenza, per mio temperamento solitario mi sono procurato la migliore compagnia coi libri, leggendoli e poi mettendomi a scrivere storie. I libri aprono spazio dentro una persona, la fanno sentire abitata, pure se insaccata nella sua solitudine.Con me ha funzionato così, ma non me la sento di consigliare il sistema. Leggi il resto di questo articolo »


Intervista a Daniele Luttazzi

Dal cartaceo numero 3 di lapsus.
Oggetto di editti, censure, dispacci, scomuniche, anatemi ed invettive, Luttazzi fa qui un quadro lucido della situazione del nostro paese, delle sue contraddizioni, dei suoi cancri maligni e benigni.

luttazzi-bnCaro Daniele, in primo luogo, come stai?
Benissimo, grazie. E voi? Spero tutto ok.

Sono ormai più di due anni che manchi dalla televisione. Nonostante il tuo successo a teatro, immaginiamo una certa amarezza per l’esclusione da un circuito con potenzialità e diffusione molto maggiori. A parte le potenzialità di diffusione implicite al mezzo, quali altri vantaggi a livello artistico permette la comunicazione televisiva?
Non sono affatto amareggiato. Forse vi sfugge, ma in Italia c’è una lotta in corso fra chi crede in una democrazia (siamo in pochi, ma ossi duri) e chi ama la cultura dell’accordo sottobanco (così fan tutti gli altri, a quanto pare), che è tutto fuorché democrazia. So cosa sto facendo e certe conseguenze sono nell’ordine delle cose. Se gli italiani non fossero così diffusamente corrotti, ai vari livelli, le censure televisive non potrebbero accadere perché verrebbero vissute come un’ingiustizia verso se stessi, verso il proprio diritto di essere informati. In Inghilterra o in Francia, un direttore di Tg come Minzolini verrebbe cacciato su due piedi e non potrebbe più farsi vedere in giro dalla vergogna.
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Intervista a Salvatore Settis

eccelapsus.com vi presenta qui l’intervista apparsa sul cartaceo numero 2 di lapsus. L’intervista a Salvatore Settis è stata realizzata da Luigi Pesce.

salvatore settis

Le cifre Istat sul consumo del suolo nel quindicennio 1990 – 2005 danno alla Liguria il triste primato negativo con un un 45,55%, che lei definisce come “un dato raccapricciante”1.

E’ l’aggettivo più gentile che mi sia venuto in mente.

Eppure la nostra regione, in questi quindici anni, è stata in gran parte amministrata dal centrosinistra. Possiamo dire che quello che lei chiama “partito del cemento” sia un partito trasversale e che non nasconda ideologie politiche ma, semmai, una concezione ferocemente utilitaristica del territorio?

E’ quello che io penso. Io non ho pregiudizi di schieramento: se vedo qualcosa che non va bene in una città o in una campagna del nostro territorio non mi interessa sapere se sia amministrata dal centro, dalla destra o dalla sinistra. Esiste un libro titolato, appunto, “Il partito del cemento”2 che è tutto sulla regione Liguria. Io non sono ora in grado di giudicare analiticamente la situazione in Liguria (ne so troppo poco), ma il dato che emerge è allarmante, esattamente come il dato del moltiplicarsi dei porti turistici. Tra pochi anni il numero dei porti turistici in Liguria salirà ad una cifra vicina ai sessanta con un incremento del numero delle barche a circa quarantamila. Ecco, io penso che questi progetti siano un grandissimo errore che hanno, come inevitabile conseguenza, la distruzione irreversibile del territorio. Per non parlare poi delle tragiche conseguenze sulla biologia marina: si sa che trasformare decine e decine – se non centinaia – di chilometri di spiaggia in cemento non aiuta certo la sopravvivenza della fauna e della flora marina.

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Intervista a Francesco Guccini

Intervista rilasciata la sera del 16 febbraio 2009 presso i piani alti del teatro Archivolto di Genova, da Guccini trasformati in osteria. Tra i presenti, anche Michele Serra e Giovanna Zucconi. Apparso sul cartaceo numero 1 di lapsus.
Buona lettura.

guccini

LAPSUS:

Francesco Guccini, ci parli un po’ dei suoi riferimenti letterari. Possiamo individuare degli autori che l’hanno ispirata nel suo percorso artistico che inizia lungo la via Emila e corre verso il West?

GUCCINI:

Tralasciando le letture infantili, la mia adolescenza ha avuto come protagonista la letteratura americana. Quindi dovremmo mettere insieme i grandi libri di Steinbeck, di Dos Passos, di Hemingway, insomma di tutta quella gente lì.
D’altra parte sono cresciuto leggendo anche gli inglesi, tra tutti Dickens e il suo splendido David Copperfield. Solo verso la fine degli anni 50 sono arrivati i Beat, è arrivato Kerouac con il suo On the road. Oh, mi raccomando: si dice Kerouàc e non Kèrouac come mi ha insegnato Fernanda Pivano. Fu proprio attraverso la Pivano che ho scoperto l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Master… che adesso vedo in una maniera un po’così…

LAPSUS:

Ah, non le piace più?

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Intervista a Dario Fo

questo mese eccelapsus.com vi presenta qui una delle due interviste apparse sul cartaceo numero 2 di lapsus. L’intervista a Dario Fo è stata realizzata per noi da Maria Vittoria Bellingeri.
Buona lettura.

MORTE ACCIDENTALE DI UN’INTERVISTA
conversazione (abortita) con Dario Fo

dariofo

“Se sono in casa, la porta di Franca e Dario è aperta sempre.
E sempre loro due, pur stanchi, pur sfiancati da un “tourbillon
de la vie” che non pare voler dare tregua, non si negano mai a
nessuno. Al ragazzo dei centri sociali che li tampina per
coinvolgerli nell’ennesima protesta, al prof che li vuol tirare dentro
in una lezione, al sindacalista che li vuol portare in piazza.
Agli infiniti giornalisti che ogni momento fanno squillare telefoni
e telefonini molestandoli sui temi più disparati, da come salvare
lo Stato a come salvare l’anima…  E i Fo, confermando la regola
dei “grandi”, pazienti e generosi, trovano ogni volta un po’ di tempo per tutti”.1

Andiamo ad incominciare2 con una cronaca puntuale dei fatti. Leggi il resto di questo articolo »