Partendo dalla notizia dell’arresto in Svizzera di Roman Polanski, Giuliano Ferrara ragiona (e bene) sulla morte dell’eros in una società pansessista. Il direttore de Il foglio ripropone le tesi del filosofo Allan Bloom secondo cui scienza e moralismo hanno ridotto l’eros a sesso e compie il gesto (coraggioso in una società ipermoralizzata e per questo infeconda) di tracciare con matita leggera i confini tra pedofilia e paideia. Ci ricorda che la stessa storia immonda dell’affaire Polanski è contenuta in Manhattan di Woody Allen, film che delizia ancora le generazioni raffinatamente nichiliste della filoeuropeista East Cost americana e ci costringe ad allargare il nostro obiettivo fotografico dalle considerazioni di cronaca (imprescindibilmente legate alla morale contemporanea) al campo largo dell’ethos pubblico. Non scivola mai – ed è merito enorme per Giuliano Ferrara – nella sua battaglia donchisciottesca e solitaria a favore della sua fantabioclericopolitik personale.
Lapsus pubblica volentieri le sue parole perché possano aprire un confronto serrato e leale tra i suoi lettori.
di Giuliano Ferrara
In trentadue anni, da quel pomeriggio del 1977 in cui la star di Hollywood fece del sesso con una Lolita tredicenne fino al suo arresto recente a Zurigo, molte cose sono cambiate. In meglio? In peggio? Come possiamo usare questo caso, non per giudicare il ricercato della giustizia americana né i suoi giudici, ma più utilmente per capire il tempo postmoderno, che cambia le regole del gioco, le interpretazioni, ed è sempre elusivo di una verità fissa, stabile?
Da un lato siamo diventati in tre decenni sempre più permissivi, in materia di sessualità, di amore, di riproduzione. Il principio educativo prevalente è ormai: ragazzi, ragazze, fate quello che volete, basta che vi proteggiate da due malattie, l’Aids e la gravidanza. Per il resto fate serenamente sesso alla ricerca del piacere orgasmico, fottetevene eventualmente dei figli, date la priorità a quel che credete ma non ai ridicoli valori famigliari, e se sia il caso sposatevi tranquillamente tra maschi o tra femmine, e per i figli c’è tempo, e c’è sempre la possibilità della fecondazione familiarmente detta eterologa, della mamma single, dell’adozione gay, dell’utero in affitto. Un mutuo alla banca del seme non si nega a nessuno, un ovulo si compra, e varie prestazioni sono lì a far servizio per l’amore moderno e per la vita.
Dall’altro lato di questo curioso confine è cresciuto e si è solidificato, fino ad assumere tonalità e risvolti apocalittici, il tabù nero della pedofilia: siamo in una strana epoca in cui il processo di Outreau, in Francia, rivela un tormentoso linciaggio e una lunga ingiusta detenzione per persone innocenti additate al pubblico disprezzo in uno dei tanti casi di malagiustizia da ansia pedofila; a Rignano Flaminio, paesino alle porte di Roma, nasce nel tempo una inquietante caccia alle streghe che mobilita una intera comunità contro gli orchi, chiamati a pagare il fio della loro colpa sulla base di testimonianze poco credibili estratte dalle piccole anime di molti bambini da genitori poco credibili, mentre consiglia e ammaestra uno stuolo di esperti ideologizzati della lotta agli abusi sui minori, una delle tante lotte eticamente sensibili, contro il mostro, l’unico rimasto, della pederastia (ci sono lì le inchieste di Carlo Bonini di Repubblica e di Claudio Cerasa del Foglio).
Insomma: siamo sempre più bambini, facciamo sesso, per dirla con il filosofo francese Fabrice Hadjadj, nella forma di una masturbazione assistita, ma giù le mani dai nostri bambini, peraltro sempre più rari, sempre meno socializzati, tremendamente liberati e tremendamente protetti. Ti può anche capitare di sbaciucchiare tua figlia sulla spiaggia e di finire subito in carcere in Brasile, avventura miserabile e grottesca capitata a un padre italiano in un paese dove la sorte dei bambini di strada è quella che è.
Che ne facciamo di Roman Polanski? Non è un problema giudiziario, almeno per noi che non dobbiamo decidere della sua estradizione. Il quadro è d’altra parte chiaro per quanto possa esserlo, in ordine alla ricerca della verità legale, un processo chiuso con un giudizio di colpevolezza da oltre tre decenni, e che riguarda un reo confesso. All’età di quarantaquattro anni Polanski sedusse una tredicenne di nome Samantha Gailey (oggi sposata Geimer), che lo incantava e attraeva irresistibilmente. Fu il 20 febbraio del 1977. A Hollywood, Mulholland Drive, nella casa libera del suo amico Jack Nicholson. Durante una seduta fotografica teoricamente destinata alle pagine di Vogue America (nota bene: certe cose succedevano prima della odiosa dittatura della tv e in contesti culturalmente “liberati”, anzi liberal). Leggi il resto di questo articolo »