Archivio di dicembre 2009


Cine qua “oui”: rassegna cinematografichissima a Genova

 

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Rassegna cinematografica

 

Ogni film sarà preceduto da un cartone animato e un cinegiornale d’epoca


Lunedì 18 gennaio 2010 – ore 16.00 e 21.00


PERSIANE CHIUSE – Italia 1951, di Luigi Comencini con Eleonora Rossi Drago, Massimo Girotti, Giulietta Masina,
Cesarina Gheraldi – 95 minuti
Copia restaurata dalla Scuola di Cinema – Cineteca Nazionale di Roma

Sandra (E. Rossi Drago) ricerca la sorella (L. Longo Gerace), cacciata di casa per una relazione illecita e finita in una casa di tolleranza, asservita al bieco Primavera (R. Baldini). Il primo film italiano sul mondo della prostituzione postbellica al quale il regista tornerà nel ‘52 con “La tratta delle bianche”. Scritto da M. Mida e G. Puccini (che ne iniziò le riprese, ma si ammalò) con i giovani F. Solinas e S. Sòllima, mescola, non senza stridori, cadenze di un melodramma alla Matarazzo e ambizioni di inchiesta sociale. Il film è stato girato quasi interamente a Genova.

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E La Repubblica di “Ezio Martin Sheen” divenne un Mostro senza futuro

Appello per tutti i lettori ormai apolidi

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“Gli editoriali di Ezio Mauro (sosia non riconosciuto di Martin Sheen) sono curati con la stessa ridicola dedizione con cui si potano i bonsai e sono così asettici che riescono ad innervosirci in sole cinque righe…”

di Luigi Pesce

Confessiamo di essere stati affezionati a Repubblica, di averla considerata come un oggetto familiare, domestico e irrinunciabile. Fin da quando abbiamo memoria, La Repubblica, coi suoi 40 cm di spessore e il suo mezzo chilo di peso netto, è stata il pane quotidiano su cui aguzzare i nostri occhi giovani e affamati di realtà e delle sue interpretazioni.

Ma c’era di più. C’era un orgoglio di appartenenza che ci univa tutti in una specie di comunità ideologica e non organizzata convinta che un’altra Italia fosse possibile.

In questi anni abbiamo assimilato e digerito gli editoriali domenicali del dotto Scalfari (per brevitas, il Fondatore) che, da buon cardinale del laicismo, si ostina a tutti i costi nell’educare gli italiani su cosa sia una democrazia compiuta. Quasi si costruisse, questa democrazia, nell’austerità e nel rigore del suo studio romano, davanti ai suoi portafoto d’argento e i suoi enormi specchi. Abbiamo letto con ammirazione gli affondi politici pieni di numeri, citazioni e date di Curzio Maltese, e persino con distratta benevolenza le educate, mosce e borghesissime parole di Giannini. Abbiamo condiviso le serie campagne di inchiesta sui problemi di questo Paese e per anni abbiamo letto l’Amaca di Michele Serra e ne abbiamo riso (di quel riso che, citando Paolo Conte, lascia con quella faccia un po’ così).

Ma, al giorno d’oggi, La Repubblica è un giornale diverso: sono cambiati i suoi lettori e non ci riconosciamo più tra loro. O, forse, siamo cambiati noi e non ce ne siamo neppure accorti. Fatto sta che da otto/nove mesi ci sentiamo orfani e non proviamo alcun entusiasmo nel comprare meccanicamente il nostro giornale preferito. Anzi, diremo che non solo ormai lo leggiamo svogliatamente, ma avvertiamo anche una certa punta di fastidio. Ci sembra che non ci sia più quell’adorabile dinamismo polemico e scattante di un tempo e che le campagne etiche e politiche siano così ridotte sul piano ideologico da appiattire qualsiasi interesse. Si punta il dito, con acidità e senza ironia, sui vizietti della fauna politica, sul gossip più triviale, sui difetti fisici (se solo potessimo avere un centesimo per ciascun articolo che abbiamo letto in cui si fa cenno alle scarpe rialzate di Berlusconi). Ci sembra insomma che La Repubblica si sia brizzolata, sia ingrassata, si sia imbolsita. Leggi il resto di questo articolo »


(500) Giorni insieme

movie-500 500 (Giorni Assieme) (500 (Days of summer))
Marc Webb (USA, 2009)
scheda imdb
“E’ proprio questo il peccato originale del film: la storia d’amore di Tom e Sole non è la storia di due esseri umani…”

di Stefano Piri

Collage di ritagli di un amore molto contemporaneo e molto giovanile, 500doS presenta, a partire dalle primissime inquadrature, una confezione indie che parrebbe collocare il prodotto in una nicchia insolita rispetto alla commedia romantica hollywoodiana solitamente distribuita in Italia.

Tom (Joseph Gordon-Levitt) e Sole (Zooey Deschanel)1 condividono la passione per gli Smiths e per i Pixies: lui veste come il chitarrista di una garage band sfigata e lei ritiene Ringo Starr il suo Beatle preferito2.

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Che ne facciamo di Roman Polanski?

Partendo dalla notizia dell’arresto in Svizzera di Roman Polanski, Giuliano Ferrara ragiona (e bene) sulla morte dell’eros in una società pansessista. Il direttore de Il foglio ripropone le tesi del filosofo Allan Bloom secondo cui scienza e moralismo hanno ridotto l’eros a sesso e compie il gesto (coraggioso in una società ipermoralizzata e per questo infeconda) di tracciare con matita leggera i confini tra pedofilia e paideia.  Ci ricorda che la stessa storia immonda dell’affaire Polanski è contenuta in Manhattan di Woody Allen, film che delizia ancora le generazioni raffinatamente nichiliste della filoeuropeista East Cost americana e ci costringe ad allargare il nostro obiettivo fotografico dalle considerazioni di cronaca (imprescindibilmente  legate alla morale contemporanea) al campo largo dell’ethos pubblico. Non scivola mai – ed è merito enorme per Giuliano Ferrara – nella sua battaglia donchisciottesca e solitaria a favore della sua fantabioclericopolitik personale.
Lapsus pubblica volentieri le sue parole perché possano aprire un confronto serrato e leale tra i suoi lettori.

di Giuliano Ferrara

paideia2In trentadue anni, da quel pomeriggio del 1977 in cui la star di Hollywood fece del sesso con una Lolita tredicenne fino al suo arresto recente a Zurigo, molte cose sono cambiate. In meglio? In peggio? Come possiamo usare questo caso, non per giudicare il ricercato della giustizia americana né i suoi giudici, ma più utilmente per capire il tempo postmoderno, che cambia le regole del gioco, le interpretazioni, ed è sempre elusivo di una verità fissa, stabile?

Da un lato siamo diventati in tre decenni sempre più permissivi, in materia di sessualità, di amore, di riproduzione. Il principio educativo prevalente è ormai: ragazzi, ragazze, fate quello che volete, basta che vi proteggiate da due malattie, l’Aids e la gravidanza. Per il resto fate serenamente sesso alla ricerca del piacere orgasmico, fottetevene eventualmente dei figli, date la priorità a quel che credete ma non ai ridicoli valori famigliari, e se sia il caso sposatevi tranquillamente tra maschi o tra femmine, e per i figli c’è tempo, e c’è sempre la possibilità della fecondazione familiarmente detta eterologa, della mamma single, dell’adozione gay, dell’utero in affitto. Un mutuo alla banca del seme non si nega a nessuno, un ovulo si compra, e varie prestazioni sono lì a far servizio per l’amore moderno e per la vita.

Dall’altro lato di questo curioso confine è cresciuto e si è solidificato, fino ad assumere tonalità e risvolti apocalittici, il tabù nero della pedofilia: siamo in una strana epoca in cui il processo di Outreau, in Francia, rivela un tormentoso linciaggio e una lunga ingiusta detenzione per persone innocenti additate al pubblico disprezzo in uno dei tanti casi di malagiustizia da ansia pedofila; a Rignano Flaminio, paesino alle porte di Roma, nasce nel tempo una inquietante caccia alle streghe che mobilita una intera comunità contro gli orchi, chiamati a pagare il fio della loro colpa sulla base di testimonianze poco credibili estratte dalle piccole anime di molti bambini da genitori poco credibili, mentre consiglia e ammaestra uno stuolo di esperti ideologizzati della lotta agli abusi sui minori, una delle tante lotte eticamente sensibili, contro il mostro, l’unico rimasto, della pederastia (ci sono lì le inchieste di Carlo Bonini di Repubblica e di Claudio Cerasa del Foglio).
Insomma: siamo sempre più bambini, facciamo sesso, per dirla con il filosofo francese Fabrice Hadjadj, nella forma di una masturbazione assistita, ma giù le mani dai nostri bambini, peraltro sempre più rari, sempre meno socializzati, tremendamente liberati e tremendamente protetti. Ti può anche capitare di sbaciucchiare tua figlia sulla spiaggia e di finire subito in carcere in Brasile, avventura miserabile e grottesca capitata a un padre italiano in un paese dove la sorte dei bambini di strada è quella che è.

Che ne facciamo di Roman Polanski? Non è un problema giudiziario, almeno per noi che non dobbiamo decidere della sua estradizione. Il quadro è d’altra parte chiaro per quanto possa esserlo, in ordine alla ricerca della verità legale, un processo chiuso con un giudizio di colpevolezza da oltre tre decenni, e che riguarda un reo confesso. All’età di quarantaquattro anni Polanski sedusse una tredicenne di nome Samantha Gailey (oggi sposata Geimer), che lo incantava e attraeva irresistibilmente. Fu il 20 febbraio del 1977. A Hollywood, Mulholland Drive, nella casa libera del suo amico Jack Nicholson. Durante una seduta fotografica teoricamente destinata alle pagine di Vogue America (nota bene: certe cose succedevano prima della odiosa dittatura della tv e in contesti culturalmente “liberati”, anzi liberal). Leggi il resto di questo articolo »


Segreti di famiglia

movie-tetro Segreti di famiglia (Tetro)
Francis Ford Coppola (USA, 2009)
scheda imdb

di Stefano Piri

L’ultimo film di Coppola è un melodramma familiare di ispirazione, per ammissione dello stesso regista, parzialmente autobiografica1.

Tetro racconta la storia del diciottenne Bennie Tetrocini (Aden Ehrenreich), che si reca a Buenos Aires nel tentativo di ristabilire un rapporto con il fratello maggiore Angelo “Tetro” Tetrocini (Vincent Gallo) allontanatosi da casa anni prima a causa dei contrasti con l’ingombrante figura del padre, il grande musicista Carlo Tetrocini (Klaus Maria Brandauer).

I primi quaranta minuti del film di Coppola entrano di diritto nell’antologia dei grandi momenti del cineasta italo-americano, e quindi nella categoria delle visioni cinematografiche indimenticabili.

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Intervista a Salvatore Settis

eccelapsus.com vi presenta qui l’intervista apparsa sul cartaceo numero 2 di lapsus. L’intervista a Salvatore Settis è stata realizzata da Luigi Pesce.

salvatore settis

Le cifre Istat sul consumo del suolo nel quindicennio 1990 – 2005 danno alla Liguria il triste primato negativo con un un 45,55%, che lei definisce come “un dato raccapricciante”1.

E’ l’aggettivo più gentile che mi sia venuto in mente.

Eppure la nostra regione, in questi quindici anni, è stata in gran parte amministrata dal centrosinistra. Possiamo dire che quello che lei chiama “partito del cemento” sia un partito trasversale e che non nasconda ideologie politiche ma, semmai, una concezione ferocemente utilitaristica del territorio?

E’ quello che io penso. Io non ho pregiudizi di schieramento: se vedo qualcosa che non va bene in una città o in una campagna del nostro territorio non mi interessa sapere se sia amministrata dal centro, dalla destra o dalla sinistra. Esiste un libro titolato, appunto, “Il partito del cemento”2 che è tutto sulla regione Liguria. Io non sono ora in grado di giudicare analiticamente la situazione in Liguria (ne so troppo poco), ma il dato che emerge è allarmante, esattamente come il dato del moltiplicarsi dei porti turistici. Tra pochi anni il numero dei porti turistici in Liguria salirà ad una cifra vicina ai sessanta con un incremento del numero delle barche a circa quarantamila. Ecco, io penso che questi progetti siano un grandissimo errore che hanno, come inevitabile conseguenza, la distruzione irreversibile del territorio. Per non parlare poi delle tragiche conseguenze sulla biologia marina: si sa che trasformare decine e decine – se non centinaia – di chilometri di spiaggia in cemento non aiuta certo la sopravvivenza della fauna e della flora marina.

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Senza ideali molta ruberia

di Giovanni Sartori, Corriere della Sera (21 nov. 2009)

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Francesco Alberoni scriveva giorni fa (il 20 ottobre) che «Persi gli ideali a cosa si rivolge la spinta umana? Solo al potere e al denaro». Sì: ma è utile approfondire. In primo luogo, non dobbiamo confondere ideali con ideologie. Sono cose diverse e anche nemiche. Intesi come obiettivi di valore gli ideali acquistano centralità, nella politica, con l’Illuminismo, non prima. La parola «ideologia» viene poi coniata da Destutt de Tracy nel 1796, e dunque in sul finire dell’Illuminismo, per dire «scienza delle idee»; un significato letterale che non ha attecchito e che è stato stravolto dal marxismo, per il quale l’ideologia diventa killeraggio, e cioè un pensiero che non-è-più-pensato, un ex pensiero dogmatico e fanatizzato che appunto ammazza il pensiero e le idee.

Una seconda precisazione verte sul rapporto tra ideali e democrazia. Che è un rapporto strettissimo ma soltanto moderno, recente. Aristotele distingueva tra governo dell’uno, dei pochi e dei molti, e poi tra il governare nell’interesse proprio o nell’interesse comune. E per Aristotele la democrazia era il governo dei molti, o dei poveri, nel proprio interesse, e quindi un cattivo governo. Ma, attenzione, l’interesse comune che caratterizzava i buoni regimi non era, per lui, posto da ideali e tantomeno dall’ideale della libertà individuale del cittadino. Hobbes lo precisava lapidariamente: «Ateniesi e Romani erano liberi, e cioè le loro città erano libere». Leggi il resto di questo articolo »