Archivio di ottobre 2009


L’ombra di Carl Schmitt, mentre bruciano le streghe

di Alessandro Aranda

La justice est une espèce de martyre
(J. B. Bossuet)

Occultus propter metum Judaeorum”
(Vangelo di Giovanni, 19, 38)

Oggi, 22 Ottobre 2009, Antonio Caracciolo è finito in prima pagina su “La Repubblica”: «Il professore che nega lo sterminio degli ebrei». C’è il rischio che il rettore della Sapienza sospenda il docente dall’Università.

Forse è il caso di spiegare brevemente, ai pochi lettori attenti, chi sia Antonio Caracciolo. Semplicemente, senza fare dell’accademia, Caracciolo ha tradotto in Italia alcune fondamentali opere di Carl Schmitt come Il custode della Costituzione (Giuffrè, 1981), la Dottrina della Costituzione (Giuffrè, 1984) e la Teologia Politica II (Giuffrè, 1992); ha curato le pubblicazioni e introdotto numerosi altri lavori del giurista tedesco, da La Dittatura (Settimo Sigillo, 2006) a Posizioni e concetti (Giuffrè, 2007); è stato direttore dal 1986 al 1995 della rivista Behemoth. Per chi ritiene – come il sottoscritto – Carl Schmitt uno dei più grandi pensatori del Novecento, Antonio Caracciolo è una presenza indispensabile: forse è l’unico, in Italia, a conoscere ogni singolo dettaglio biografico, ogni singola sfumatura lessicale, ogni minuta questione che riguardi gli scritti e la vita del giurista di Plettenberg.

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Intervista a Francesco Guccini

Intervista rilasciata la sera del 16 febbraio 2009 presso i piani alti del teatro Archivolto di Genova, da Guccini trasformati in osteria. Tra i presenti, anche Michele Serra e Giovanna Zucconi. Apparso sul cartaceo numero 1 di lapsus.
Buona lettura.

guccini

LAPSUS:

Francesco Guccini, ci parli un po’ dei suoi riferimenti letterari. Possiamo individuare degli autori che l’hanno ispirata nel suo percorso artistico che inizia lungo la via Emila e corre verso il West?

GUCCINI:

Tralasciando le letture infantili, la mia adolescenza ha avuto come protagonista la letteratura americana. Quindi dovremmo mettere insieme i grandi libri di Steinbeck, di Dos Passos, di Hemingway, insomma di tutta quella gente lì.
D’altra parte sono cresciuto leggendo anche gli inglesi, tra tutti Dickens e il suo splendido David Copperfield. Solo verso la fine degli anni 50 sono arrivati i Beat, è arrivato Kerouac con il suo On the road. Oh, mi raccomando: si dice Kerouàc e non Kèrouac come mi ha insegnato Fernanda Pivano. Fu proprio attraverso la Pivano che ho scoperto l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Master… che adesso vedo in una maniera un po’così…

LAPSUS:

Ah, non le piace più?

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