Archivio di luglio 2009


Intervista a Dario Fo

questo mese eccelapsus.com vi presenta qui una delle due interviste apparse sul cartaceo numero 2 di lapsus. L’intervista a Dario Fo è stata realizzata per noi da Maria Vittoria Bellingeri.
Buona lettura.

MORTE ACCIDENTALE DI UN’INTERVISTA
conversazione (abortita) con Dario Fo

dariofo

“Se sono in casa, la porta di Franca e Dario è aperta sempre.
E sempre loro due, pur stanchi, pur sfiancati da un “tourbillon
de la vie” che non pare voler dare tregua, non si negano mai a
nessuno. Al ragazzo dei centri sociali che li tampina per
coinvolgerli nell’ennesima protesta, al prof che li vuol tirare dentro
in una lezione, al sindacalista che li vuol portare in piazza.
Agli infiniti giornalisti che ogni momento fanno squillare telefoni
e telefonini molestandoli sui temi più disparati, da come salvare
lo Stato a come salvare l’anima…  E i Fo, confermando la regola
dei “grandi”, pazienti e generosi, trovano ogni volta un po’ di tempo per tutti”.1

Andiamo ad incominciare2 con una cronaca puntuale dei fatti. Leggi il resto di questo articolo »


Il Signor Amado

anche questo mese eccelapsus.com vi presenta qui uno dei racconti apparsi sul cartaceo numero 2 di lapsus. Il pezzo è stato scritto per noi da Antonio Marco Iorio.
Buona lettura.

Amado era il Gran Puparo di una piccola videoteca in via Sud Piazza D’Armi. Pochi civici ad est dell’Ufficio provinciale per il collocamento e la massima occupazione, pressoché all’altezza della penultima uscita di quel torbido asse mediano chiamato anni ottanta, s’affacciava la sua rampante poteca.
Un giorno di primavera, tallonato dalle impertinenze del mercato globalizzato, il signor Amado rinnovò il suo negozio, gettò in una discarica a cielo aperto nelle campagne di San Clemente la sua teoria di Vhs e lanciò come un osso in pasto ai tubi catodici dei casertani gli allora sconosciuti Dvd. Fu una rivoluzione. Tre consonanti in locomotion (d-v-d) per identificare un dischetto sottile e sbrilluccicante, dall’epica marziana, che divenne presto il nuovo Totem domestico del progresso.
Quelli erano gli anni anali della cacotopia neoliberista, l’Iperconsumo sbolliva le coscienze critiche e le mine brillavano nelle cave sui Monti Tifata. Gli anni in cui le anteprime del futuro si cannibalizzavano inarrestabili, lasciando ai bordi di sperdute strade sterrate solo altri rifiuti speciali di improba catalogazione.

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